Pubblicato da: carlas73 | 15 dicembre 2010

Quo vadis

Durante qualche battibecco tra padre e figlio cerco talvolta moderatamente di intervenire, ma alla fine spesso i loro umori e loro imposizioni di personalità hanno la meglio ed allora mi viene spontaneo rispondergli “fate vobis”. Ed il nano coscientemente mi ha chiesto, una volta, di spiegargli cosa volessi dire con quelle due parole non tanto normali: ho cercato di fare del mio meglio per fargli capire quello che effettivamente si voglia dire e quello che io ironicamente intendessi, e lui mi ha risposto “ah, ho capito”, ed in quel momento io mi sono effettivamente chiesta se avesse capito, ma non ho approfondito sicura che ci sarebbe stato modo di accertarmene.
Ma, si sa, i bambini sono delle spugne ed un giorno la nonna mi ha raccontato la meraviglia e lo stupore dello zio, avvocato amante delle lettere antiche, quando il nano gli ha risposto proprio con quelle due paroline in un contesto adeguato: l’evento ha suscitato sorpresa e discussioni al riguardo in tutte le famiglie allargate durante un pranzo a cui non eravamo presenti.
Ed io mi sono chiesta “perché mai meravigliarsi tanto?”: per me il fate vobis vale tanto quanto un mala tempora currunt oppure un homo hominis lupus est o ancora fiat lux, ipse dixit, de gustibus non est disputandum, etc. etc. Nel senso che sono frasi e modi di dire che si sono rincorsi sempre durante tutta la mia infanzia ed adolescenza ancora prima che cominciassi lo studio del latino, per vari motivi: perché mio nonno era un latinista e tutti i suoi figli, tranne mia mamma, hanno fatto il liceo classico come si faceva una volta imparando a parlare anche in latino e nella loro famiglia era pane quotidiano, perché abbiamo cominciato anche io e mia sorella a masticare il latino dai primi anni della scuola media con un professore di italiano che era fautore del suo studio (e di cui dovrei andare a recuperare un libercolo con tutti i modi di dire latini nella cantina dei miei), e perché come a mio padre sono sempre piaciuti i detti in dialetto calabrese così condivideva anche quelli in latino come un’altra lingua.
E così il nano adesso assorbe e ripete tutto: le parole in inglese ed in spagnolo che impara a scuola, a casa ed a musica, i detti latini che mi scappano in modo spontaneo in determinate situazioni, le spiegazioni scientifiche e piuttosto complesse del padre ingegnere. Speriamo che questo minestrone che sta venendo fuori abbia un buon sapore armonico!

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Responses

  1. Un affettuoso augurio di liete festività!

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  2. E domani nel sedare una disputa tra te e Fabio, il nano se ne uscirà come segue: “Fate vobis, eccheccazzo!”

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    • Ommamma, non aprirmi tali infernali visioni altrimenti taccerò per sempre!

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