Pubblicato da: carlas73 | 14 dicembre 2010

Ed un urlo squarciò la notte

Insomma, non era proprio notte ma le 8-9 di mattina, di una tranquilla mattina di riposo da fine settimana, ed i coniugi erano ancora sotto il tepore delle coperte a godersi gli ultimi momenti di silenzio, buio dopo una calma nottata di riposo, quand’ecco un’esclamazione (anche qui, non necessariamente un urlo) ci stupisce e ci fa ridacchiare sotto i baffi: “ECCHECCAZZO!”.
I coniugi si guardano al buio negli occhi e sghignazzano, senza cercare di rimproverare l’imberbe fanciullo nella sua forbita uscita, dopo di che, il papà si alza da sotto le coltri e va nella camera del nano e scopre che lui stravolto dal buio mattutino aveva sbagliato direzione nella camera e stava per andare a sbattere contro la finestra invece che uscire dalla porta per avviarsi verso la camera da letto dei genitori a svegliarli e calpestarli nel suo furore mattutino.
L’esclamazione era più che a proposito (fosse stato un adulto) e ci ha stupito per la sua naturalezza ed appropriatezza, anche se ovviamente ci ha fatto riflettere sul fatto che probabilmente in momenti di particolare stanchezza familiare, ci escono dalla bocca parole poco consone al dizionario che dovrebbe sfruttare il nano: per chi pensi di chiamare il telefono azzurro o i servizi sociali per l’incoscienza dei suddetti genitori vorrei tranquillizzare che il termine non è più fuoriuscito dalla bocca del nano!

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Responses

  1. mia figlia, ultimo anno di materna, torna a casa con uns acco di queste paroline…e prova a vedere che effetto fanno su di noi, tirnadole fuori a sproposito, prorio per testare il limite….difficile non ridacchiare, utile farsi un esame di coscienza per quei momenti che tu definisci di stanchezza, in cui qualche cosa a me vola fuori, e pazientemente si speiga che non e’ bello……in attesa della sfilza di perche’,,,,

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    • Per adesso noi, ridacchiando dietro le spalle e facendo finta di rimanere seri davanti alla sua faccia, non commentiamo e non diamo seguito, se non addirittura cerchiamo di storpiare la parola in modo che lui non la memorizzi, e non demonizziamo niente. Non diamo spiegazioni perchè ancora troppo difficile spiegare per noi e capire per lui: i perchè imperano già da qualche annetto, così come le richieste su “cosa significa……”, ma per ora non dandogli peso non sulle parolacce.

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  2. che c’entra, per il dito medio probabilmente stava emulando Gasparri in una lecita e giocosa manifestazione di gioia. Anzi va incoraggiato.

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  3. seeeee figurati quante ne avrà sentite a scuola! 😉

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    • Ne sono convinta: l’altro giorno in piscina un compagnetto lo salutava con il dito medio!!!!
      Ma non per questo io non devo tentare di riportarlo sulla retta via, anche se talvolta alla guida della macchina mi uscirebbe di tutto e di più.

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