Pubblicato da: carlas73 | 2 marzo 2010

A ciascuno il proprio vissuto

Tanto mi “glorio” delle conquiste del nano, tanto mi deprimo di quelli che ritengo siano suoi difetti o miei sbagli nell’educazione impartitagli (come dimostrato nel post precedente) perché ragiono in modo “normale”, perché dò per scontato che i bambini, anche il mio, siano sani, non abbiano traumi neonatali, perché ho una visione deformata dell’infanzia: queste sono le conclusioni che ho tratto dalle ultime giornate a contatto diretto e pesante, psicologicamente ed emotivamente, con l’universo adozione.

Finalmente, dopo quasi nove mesi e mezzo dalla domanda, siamo stati contattati dai servizi sociali, proprio quando stavamo nella navetta che ci doveva accompagnare all’aereo in partenza per Monaco di Baviera prima di Natale e subito prima delle festività abbiamo cominciato il nostro percorso di colloqui. Per me è significato ridiscendere all’inferno nel quale ero caduta più di quattro anni fa e dal quale pensavo di essere quasi uscita, non completamente non succederà mai che la mia mente il mio cuore o il mio fisico possano dimenticare tutte le vicissitudini che ci hanno portato al nostro oggi, ma almeno formalmente mi ero riconciliata con me stessa, con la mia vita ed avevo ritrovato una mia personalissima forma di equilibrio. Ma la cosa più drammatica è stata rendermi conto nei primi incontri informativi con enti autorizzati all’adozione internazionale che mio figlio, il mio unico figlio, quello che io chiamo il mio nano ha un vissuto molto più pesante di quello che io ancora riesco ad accettare e di cui finora mi sono resa conto ed è con quello che devo fare i conti: non con i suoi capricci uguali ed identici a quelli di milioni di altri bambini del mondo cosiddetto civilizzato. Ancora ricordiamo con orrore, io e mio marito, il viaggio in Egitto quando l’escursione nel deserto con i cavalli ci portò ad una catapecchia fatta di stracci e lamiere e poco altro, e mentre ci veniva offerto il tè, un bambino “occidentale” faceva dei capricci fenomenali ed i suoi coetanei egiziani vestiti di stracci o poco più lo guardavano ad occhi spalancati e bocca aperta: “nostro figlio non dovrà mai essere così” ci dicevamo sempre e ci continuiamo a dire, ma poi la realtà non riusciamo mai a plasmarla a nostro piacimento.

Ebbene, mio figlio è un capriccioso figlio del mondo civilizzato in cui tutti i bambini hanno tutto e di più di tutto, gli si viene dato in amore, mangiare, educazione, stimoli, regole, giocattoli molto di più di quanto effettivamente un piccolo essere umano ne abbia bisogno e nel bene e nel male questo influisce su di loro rendendoli capricciosi, spesso apatici, alcune volte egocentrici e presuntuosi. Ma mio figlio è anche un bambino che al di fuori di questo mondo, nelle nazioni dove pensiamo di rivolgerci all’adozione internazionale, non sarebbe sopravvissuto alla prima settimana, due settimane di vita: e questo è un fatto, che nessuno neanche noi genitori, che vorremmo dimenticare con tutte le nostre forze quei primi due mesi di vita da reclusi dentro l’ospedale accanto a lui, possiamo dimenticare, anzi abbiamo l’onere proprio in quanto genitori di ricordarcelo e ricordarlo a lui ed al mondo che lo circonda e che invece dà tutto per scontato quando lo vede e lo conosce. Come dice la psicologa che ci segue nel percorso per l’adozione (parole alcune letterali, altre liberamente espresse a partire però dall’ultimo colloquio avuto): Claudio sembra un bambino pure troppo appropriato al compito che gli si dà, sembra un piccolo adulto, invece, deve avere la libertà di poter uscire fuori dalle linee quando colora, deve poter esprimere tutta la rabbia ed il dolore che ha dentro e che sono un fuoco sotto la cenere, voi glielo dovete consentire perché lui deve poter sfogare anche tutto il dolore fisico e non che ha provato nei suoi tanti ricoveri ed interventi ed il dolore che comunque avete provato anche voi per lui. Dategli pistole e fucili per poter combattere questa vita che gli ha tolto così tanto: deve imparare a mangiarsela la vita, per ora non ha il piacere del mangiare visto tutte quelle continue malattie in cui soffriva e stava male non appena mangiava perciò il mangiare adesso è associato al veleno, ma nel tempo questa cattiva associazione deve evolvere in qualcosa di positivo. Lui ha tutte le ragioni per essere arrabbiato, non gli si deve togliere questa risorsa e questa modalità di evoluzione dei propri sentimenti, non può e non deve essere sempre il bravo bambino perché deve esprimere tutto il disagio che ha provato e che prova ancora quando sente che ha delle perdite, quando si rende conto che non è come tutti gli altri bambini.

Quando la scorsa settimana mi sono dovuta presentare ad un incontro con enti ho detto anche che siamo una coppia con un proprio figlio naturale e poi mentre la responsabile spiegava le condizioni di salute in cui si trovano i bambini nei paesi stranieri nei quali loro operano, ha tentato di fare il paragone “così come noi possiamo dire che loro figlio è sano….” dalle nostre facce ha capito che non era così: perché questo è l’errore che fanno tutti, si presuppone che i figli del mondo occidentale nascono sani, come se i malati, che si tratti di HIV o epatite o qualsiasi altra malformazione, nascono solo nei paesi del cosiddetto Terzo Mondo. A conclusione dell’incontro, non solo ci ha chiesto scusa, ma ci ha detto che era comprensibile ed assolutamente accettabile che la nostra richiesta limitasse l’adozione a bambini riconosciuti sani. Così come la psicologa stessa che ci segue ha dichiarato che nei casi come il nostro l’adozione viene considerata dal Tribunale una forma di risarcimento a fronte di quanto la vita ci ha tolto e ci ha fatto subire: io inconsciamente mi sono rivolta all’adozione perché ho ritenuto che fosse l’unica alternativa valida per poter dare un fratello/sorella sano al nano, e non avrei mai pensato che qualcuno riconoscesse l’adozione come un risarcimento, non solo per i bambini ma anche per i genitori adottivi. Mi presento agli incontri e mi sembra di essere quella che va a rubare i bambini agli altri, anche se ha avuto la fortuna di averne: lo so, me lo dico sempre, che è la mia coda di paglia, il mio complesso di Calimero, che mi fa pensare così, ma è la cosa più ovvia che la maggior parte delle coppie che si rivolgono all’adozione probabilmente pensano di una coppia come noi “perché adottano visto che hanno già un figlio? lascino almeno questo spiraglio di luce a chi non ha dovuto subire il dramma della sterilità o infertilità”, d’altronde se guardando il nano non viene in mente che possa aver vissuto quello che ha vissuto a maggior ragione parlando di un figlio nel mondo occidentale si dà per scontato che sia sano.

Ecco, andando avanti in questo percorso mi sto rendendo conto di quanto noi adulti diamo sempre troppe cose per scontate nel mondo dell’infanzia: diamo per scontato che un figlio al giorno d’oggi da una coppia occidentale sia un figlio sano, diamo per scontato che all’adozione si rivolgano solo le coppie che non riescono ad avere figli, diamo per scontato che i bambini che nel nostro mondo civilizzato abbiano subito qualche intervento sarebbero sopravvissuti ovunque come se le possibilità sanitarie e chirurgiche di un paese come l’Italia possano essere paragonate anche a quelle di un paese del Sud America, diamo per scontato che un bambino che da neonato è stato ricoverato, operato, che è stato a digiuno, che per un piatto di riso stava male per un’occlusione intestinale e cominciava a vomitare a non finire, abbia già superato tutto nel suo inconscio e non abbia fardelli e valigie da portarsi addosso e da scaraventare al primo che gli capita sotto mano per sfogarsi di quanto gli è capitato.

Probabilmente al nano stiamo dando la serenità e l’amore di cui ha bisogno per affrontare con equilibrio e calma la sua vita ed il suo futuro, ma ho capito che dobbiamo fare ancora molta altra strada insieme per superare il nodo emotivo che abbiamo dentro: giusto l’altro giorno ha chiesto “ma perché io faccio sempre cacca?”, bene, sapeva che era stato operato ma ancora non eravamo giunti agli effetti di quest’operazione sul suo organismo, a piccoli passi andiamo avanti, ciascuno con il proprio vissuto, cercando di non dare mai più niente per scontato.

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Responses

  1. Siete ammirevoli, dopo tutto quello che avete passato, desiderate un altro figlio. E per questo cercate di adottarne uno, per toglierlo da una vita di privazioni e di sacrifici, non solo materiali. Che dire, Carla, hai tutta la mia ammirazione. E il nano te ne sarà grato, un giorno, perchè un fratellino sarà una risorsa anche per lui. Un abbraccio forte a tutti e due.

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