Pubblicato da: carlas73 | 25 gennaio 2010

Gli sbagli di una mamma

Cerco perennemente di ripetermi e consolarmi con le cose che penso di aver fatto bene finora al nano, per coprire i sensi di colpa che mi percorrono ed i sensi di inferiorità che mi assillano le tante volte che ascolto genitori, nonni di bimbi e bimbe più grandi o più piccoli del nano indifferentemente. E così come guardo con orgoglio le cose (poche) che sono venute bene (nell’ordine: il ciuccio levato poco dopo i 18 mesi, il letto senza sponde introdotto verso i 2 anni, il passeggino lavato e conservato verso i 2 anni e mezzo), così ammutolisco a confrontare mentalmente il mio nano con altri più o meno coetanei e mi domando quando, cosa e perché ho sbagliato così grossolanamente.

Per prima cosa sono convinta che il nano abbia avuto un qualche trauma infantile o neonatale al momento dell’inizio dello svezzamento: non è possibile che fanciulli molto più imberbi di lui facciano scintille davanti al cibo di qualsiasi genere e tipo, mentre assaggiare un piatto a lui sconosciuto in forma e colore gli risulta uno sforzo sovraumano quasi impossibile da affrontare senza adeguata preparazione psico-spirituale sua e dei genitori, assolutamente inconcepibile in loro assenza, figuriamoci! Alla tenera età di 4 anni, il nanetto fa quasi totale digiuno alla mensa scolastica della materna e se gli si chiede “ma almeno lo hai assaggiato?” lui risponde inequivocabilmente “no, non mi piaceva” come se assaggiare fosse uguale a mangiare. Ma la cosa che mi fa impallidire quando vedo quei grassottelli e simpatici quadrupedi gattonanti di 18-24 mesi è vederli che sbafano quantità ingenti di mozzarella, o agrumi o magari pizza dei genitori (dalla margherita a qualsiasi altra specie), mentre noi gli agrumi li accettiamo come un obbligo infinito se si tratta di una spremuta di arancia o uno o due spicchi di mandarino (doverosamente ripulito dalle pellicine e da eventuali semi); al nano non passa manco per l’anticamera del cervello di mangiare o provare un pezzetto di mozzarella o anche un qualsiasi formaggio “da adulti” tipo Galbanino, ma poi si sbaferebbe chili di parmigiano e formaggini e l’altra sera che gli abbiamo fatto assaggiare due pezzetti di pizza (doverosamente margherita senza tanta mozzarella e al prosciutto cotto, fatta pure in casa) ha fatto una tale faccia schifata che ci siamo domandati se arriverà alla maggiore età senza gustare una “pizzata” in compagnia! Altra cosa che mi schianta sui tavoli di ristoranti, amici e parenti è vedergli prendere in mano una forchetta o un cucchiaio e vederglieli usare come una specie di zappa, lasciandoli il più delle volte ad altezze mirabolanti per il semplice fatto che si incanta ed il processo di portare alla bocca il loro contenuto rimane a mezz’aria: lo so, lo so, è colpa mia che quando andava all’asilo non gli ho mai permesso di mettere le mani nel piatto e giocare con il mangiare, impiastricciandosi come piace fare a tutti i bambini, è colpa mia che per non vederlo sporcarsi 4 volte al giorno l’ho imboccato ed attualmente lo continuo a fare per far durare i suoi pasti un congruo numero di minuti e non un’era glaciale ed i miei propositi per obbligarlo a mangiare da solo durano il tempo della formulazione di tale pensiero.

Faccio finta di spiegarmi la sua ancora incerta parlantina con consonanti non ben identificate (la R, la S, la F per fare degli esempi) e con participi e congiuntivi misticamente arrangiati (“aprito” al posto di “aperto”, “bacca” al posto di “barca”, etc. etc. potete immaginare anche voi) con il fatto che le femmine parlano prima e meglio, i maschi sono sempre ritardatari: eppure forse quando era piccolo piccolo gli ho parlato poco? gli ho letto pochi libri? ed allora come mai sembra così morbosamente affascinato da tali oggetti che se gli si propone una passeggiata in libreria per lui è come dirgli andiamo al parco giochi? la loro introduzione è stata troppo tardiva? boh. Noi parliamo un italiano scorretto? certo, ogni tanto ci capitano le tipiche intonazioni romanesche, ma è difficile che sbagliamo un congiuntivo vista anche la mia ossessione verso la bella scrittura anche negli SMS: dove, cosa e quando ho sbagliato, forse parlo troppo velocemente e lui non è riuscito e non riesce a distinguere i suoni? Sta sempre lì 9 volte su 10 a fare “eh?” quando gli si dice qualcosa, come se fosse perennemente su un altro pianeta a pensare a chissà quale evoluzione scientifica e sua applicazione pratica, eppure non dovrebbe avere problemi di udito, continua ad essere solo un problema di distrazione, mancanza di concentrazione o è completa e totale indifferenza a quanto noi genitori gli diciamo? sì, perché nonostante abbia superato anagraficamente l’infausta età dell’opposizione le sue risposte continuano ad essere per 9/10 NO e solo una ogni tot un SI. La sua incoscienza alla ragionevolezza e razionalità del colloquio si riflette anche quando gli si chiede “sai cos’è uno….. gnu?”: quella è la volta buona che risponde si, anche se non l’ha mai visto neanche in una figura di un libro, a tutte le altre domande risponde rigorosamente NO. Sarà perché spesso la mia risposta alla sue domande è un No? anche se cerco il più possibile di dargli una spiegazione, anche delle mie feroci arrabbiature.

Vestirlo (o farlo vestire da solo: cosa che ha cominciato a fare quest’anno) e farlo sbrigare a fare una qualsiasi cosa continua ad essere un’impresa titanica: si perde in mille rivoli, acchiappa qualsiasi gioco gli capiti tra le mani, continua a colloquiare con te montando supposizioni illogiche ed impossibili da seguire cambiando argomento ogni tre per due. E questo si riflette anche nelle parole delle maestre che, quelle poche volte che tento di informarmi, mi comunicano “ehhh non si comporta tanto bene, saltella sempre, si è inserito nel gruppetto di quelli più scatenati”, anche se magari la stessa maestra a qualche giorno di distanza mi informa che il suddetto “è tanto educato, intelligente, attento e preciso”, il che mette in dubbio qualsiasi notizia sul soggetto sotto osservazione, sia l’ultima che la precedente. Fargli fare qualcosa significa armarsi di santa pazienza e prepararsi psicologicamente e spiritualmente ad un’attesa e concentrazione totale su di lui e le sue azioni, sapendo che si starà nella sua camera con lui a ripetergli ogni minuto e mezzo “ti ho detto di fare questo – fai questo – vuoi fare questo? – adesso smettila di giocare e fai quello che ti ho detto” alternando le minacce alle preghiere ai compromessi. La cosa che forse mi preoccupa di più è come sembri un double face: tanto è distratto capriccioso volubile e scatenato in casa, tanto all’opposto fuori casa sembra una specie di essere angelicato: chiede permesso e per piacere, rimette in ordine dopo aver giocato con qualcosa prima di prendere un altro gioco, si concentra sui libri e nella costruzione di piste di treni con indomita precisione ed attenzione autonoma, addirittura condividendo i giocattoli con gli altri bambini anche se poi ci si accorge che nel suo piccolo cerca di difendere il suo orticello per poter concludere il gioco a suo modo. Gli ho dato troppi stimoli? non ho lasciato che imparasse a concentrarsi su una cosa per volta? non lo so…..

Su alcune cose so che probabilmente ho influito, negativamente, sul suo approccio (per esempio il mangiare) e l’ho stravolto dal suo andamento naturale e quindi solo il tempo potrà ridurre gli effetti collaterali dei miei errori; su altre cose continuo a domandarmi il cosa, come e quando di eventuali errori e ad oggi ancora non sono riuscita a venire a capo né a discernere quanto sia a me imputabile come genitore e quanto dipenda esclusivamente dalla natura e carattere innato del nano sia per i suoi lati ed aspetti negativi sia per quelli che sembrano, ad oggi, lati positivi del suo carattere e dei suoi comportamenti. Insomma, “una madre lo sa” per me non vale, almeno non in corso d’opera: solo dopo che i miei interventi educativi hanno sortito il loro effetto sto cercando di valutare se agli occhi del mio personalissimo giudizio questi siano positivi o negativi, e non sempre riesco a distinguere tra il risultato della mia azione e l’indole specifica sua, fermo restando il fatto che è sicuramente in divenire ed io rimango una spettatrice attenta delle sue evoluzioni.

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Responses

  1. Stiamo tentando di trattenerci e forzarci di farlo mangiare da solo, anche se viene una rabbia enorme a vederlo avvicinarsi al cibo con quell’aria svogliata e schifata che ha davanti a qualsiasi piatto, dopo i tanti mesi di digiuno che gli abbiamo visto soffrire: però la cosa non facilita il problema mensa scolastica, dove se ne frega altamente dei tempi imposti e quindi fa digiuno. Insomma, il digiuno totale a pranzo da una parte disabitua l’organismo a mangiare ed introitare le calorie corrette della giornata, dall’altra non facilita il processo di crescita che è ancora stentato essendo a stento entro i percentili di crescita normale: sta ancora intorno al 15°-20° percentile, che non è molto tuttaltro, ed il digiuno è una tecnica che abbiamo tentato ma non risolve la questione alla lunga.Se non ci fosse la lavatrice a quest’ora io sarei ancora più esaurita! 🙂

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  2. Ho letto tutto d’un fiato il tuo post e secondo me non hai sbagliato nulla. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che ogni bambino ha i suoi tempi.Per il parlare, a noi ha fatto molto bene sentire le canzoncine dello Zecchino d’Oro e cantarle insieme, qualche volta.L’unica cosa (non ti offendere ti prego), io tenterei di lasciar mangiare il bimbo da solo, anche se ci impiega una vita. Pensa che quando ho iniziato ad abituare il mio ad arrangiarsi, qualche volta mi ha scaraventato tutto nel muro, o come ora, si butta tutto addosso. Che dire… evviva la lavatrice!

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  3. No, S.O.S. Tata no, mi rifiuto di essere messa all’indice pubblico per così "poco"; per quanto riguada il gioco al massacro tu sai bene quanto sia tipico delle "femmine", caro collega, che si autocelebrano ed autoaffossano nel giro di uno sguardo intorno alla stanza, nessuno come noi sa essere tanto masochista!Pen, sicuramente mi sono spiegata male: il gusto per i libri ce l’ha eccome, la libreria per lui è una passione forse genetica, entrarci e stare le ore a sfogliarli, fare tutto quanto i cartonati da bimbi permettano di fare è meglio di qualsiasi giocattolo nuovo che dopo manco una giornata viene abbandonato da un lato, ed ormai siamo alla lettura degli scolastici Geronimo Stilton e Pirati delle nebbie. Appunto per questo mi risulta faticosa la comprensione del motivo per cui abbia ancora problemi di scioltezza nel linguaggio: rimarrà un mistero per me probabilmente!

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  4. Carissima, non devi angosciarti, il pupo è normalissimo, forse solo un tantinello "viziato". Io proverei a lasciarlo mangiare da solo, anche se ti sembra che mangi poco lascialo fare, vedrai che, quando la fame arriva veramente, si smuoverà. E non preoccuparti se si sporca, fa parte del divertimento! Vestilo di tutine da mercato, in casa, e cacciale in lavatrice senza rimorsi di sciuparle. Per quanto rigurda il parlare, forse dovresti davvero leggergli lentamente qualche favola o mostrargli qualche libro di figure di animali, per fargli acquisire il gusto per il libro. E se risponde sempre di no, lo fa per affermare la sua personalità, dunque è sveglio! Un abbraccio

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  5. ma esiste una mamma che non si faccia terzi gradi di questo tipo?Carle’, ti informo che pure i papà si interrogano similmente, e quando fra due anni la mia avrà la stessa età del tuo ora, e quella cosa che pensavo si sarebbe risolta col tempo in realtà è ancora pari pari a prima, allora pure io mi farò qualche (altra) grossissima sega mentale. E anche allora saprò che andare a fare l’analisi retroattiva di cosa possiamo aver sbagliato è un gioco al massacro scarsamente produttivo perché un’eventuale nuova esperienza sarebbe completamente diversa.E se proprio non puoi farne a meno, la soluzione c’è: chiama SOS TATA! 😉 http://www.sos-tata.tv/tata/home.html

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