Pubblicato da: carlas73 | 14 gennaio 2010

Ancora sulla Legge 40

La legge 40 del 2004 sembra sia stata “violata” nel suo impianto fondamentale dalla sentenza di un giudice ordinario: sostanzialmente si comincia a fare strada l’idea che alla fecondazione assistita non possano accedere solo coppie sterili, ma anche tutte quelle coppie che seppur fertili abbiano effettivi e riconosciuti problemi nella procreazione di figli “sani”. Ovviamente, accanto a questo sovvertimento della clausola primaria della legge, si accompagna in tutti questi casi l’ovvio e scontato permesso alla diagnosi pre-impianto: altrimenti, perché mai una coppia fertile e capace di procreare naturalmente dovrebbe fare richiesta di accedere ai trattamenti di procreazione assistita, con tutto il carico emotivo, psicologico e fisico che questi comportano, se non per avere una maggiore capacità di controllo sugli embrioni che naturalmente riesce a mettere al mondo?

La risposta del Governo risulta, come in tutti gli altri casi di sentenze “rivoluzionarie”, palesemente contraria ed ovviamente largamente criticabile dalla maggioranza dei soggetti sensibili o meno all’argomento: si parla di “eugenetica” come se l’aspirazione di un genitore ad avere un figlio che possa proseguire la specie, a cui poter trasmettere il proprio lascito umano, emotivo ed anche economico fosse un’alta immoralità quasi un peccato mortale contro …… contro che cosa? contro lo Stato? visto che è un’esponente del Governo che parla in tali termini? Da che mondo è mondo, l’universo si è retto sulla trasmissione dei propri valori, della propria educazione, del proprio ceppo di discendenza, del proprio cognome e del proprio asse ereditario economico e patrimoniale. E non mi sembra completamente fuori dall’universo l’ipotesi di genitori che vogliano crescere una progenie a cui trasmettere tutto che possa goderne, che possa sopravvivere ai proprio genitori, che possa essere autonoma ed indipendente all’interno della società. Anche genitori adottivi spesso rifiutano l’accoppiamento a soggetti impossibilitati a divenire autonomi da grandi: proprio perché in realtà fare figli è sempre stata una spinta naturale e sociale alla sopravvivenza della specie, e vabbè che c’è stato chi ha sostenuto che una donna in coma irreversibile potesse rimanere incinta, e sicuramente non è impossibile che disabili possano sopravvivere e giungere all’età anziana, ma certamente non è scritto nelle regole naturali della selezione della specie che fa la natura stessa.

Poi, quando qualcuno mi si mette a parlare di “salute degli embrioni” a me vengono le papille gustative a forma di ragni, mi si irrigidisce l’epidermide e mi si incancreniscono i pugni: l’embrione non è ancora un feto, ed il feto non è ancora un essere vivente nato, distinguiamo le cose sono lontane anni luce l’una dall’altra, non si possono mettere tutte sullo stesso piano, per la buona pace degli esseri viventi stessi. Una sentenza di tale genere non dà “un minor valore alla vita dei disabili”: perché se si introducesse questo concetto, si dovrebbero rifiutare un grande numero di interruzioni volontarie di gravidanza, che spesso vengono decise per riscontrate gravi anomalie morfologiche e congenite nei feti. Allora, bisognerebbe verificare quanto valore venga dato alla vita dei disabili viventi dalla società odierna: dove vengono sbeffeggiati, dove i loro diritti sono quotidianamente calpestati, dove hanno difficoltà enormi anche i disabili meno gravi nell’inserirsi nel mondo del lavoro, ma anche nel mondo scolastico da studenti, dove una semplice passeggiata per la strada diventa una specie di traversata epica della giungla, dove le loro cure sono spesso a carico, temporale economico ed emotivo dei familiari. Poi, quando leggo le avversità da cui devono passare certe famiglie mi viene il voltastomaco al pensiero dei perbenisti che parlano di “salute degli embrioni” e di “eugenetica”: come se passare attraverso 5 gravidanze di cui quattro luttuose, o vedere il proprio figlio che muore a 7 mesi fosse la normale aspirazione di qualunque genitore.

La scienza moderna non deve solo dare alle coppie sterili “le stesse opportunità di procreazione di quelle fertili”: deve dare loro ed a chiunque l’opportunità di vivere una vita felice, sana, autonoma ed indipendente il più possibile, coerentemente con i propri bisogni, aspirazioni e valori.

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Responses

  1. in certi ambienti si chiama in causa l’eugenetica con la stessa casualità degli starnuti.

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  2. E’ talmente triste, quando non si riescono avere bimbi vivi e sani. Non capisco come non se ne rendano conto, come se lo vivessero sulla loro pelle.

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  3. La penso esattamente come te: non si tratta di eugenetica ma del diritto fondamentale di ogni genitore di poter avere un figlio sano.

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