Pubblicato da: carlas73 | 3 giugno 2009

Exploit naneschi

Sabato mattina, preparazione affrettata per prima giornata di mare della famiglia: mamma e papà, infaccendati da una stanza all’altra tra borse, teli da mare, palette secchielli e borse termiche con annesso pranzo al sacco, incitano il nano “Claudio, metti in ordine in camera, Claudio sistema quella confusione di giochi che hai tirato fuori e sparpagliato ovunque, Claudio se non metti in ordine rimani qui mentre noi andiamo al mare” (credo si capisca il crescendo implicito nelle frasi, no?), esattamente a 5 minuti dall’uscita di casa prevista il nano risponde “papà, non ti peoccupae, ho metto tutto in oddine in camea”, immaginate il sorriso nascosto sulle labbra dei genitori a tale affermazione rispondendo “e chi si preoccupa, al massimo rimanevi a casa e non venivi a mare!”.

Domenica pomeriggio senza riposo per il nano, causa festeggiamenti familiari a pranzo: il nano si sta cimentando alla conoscenza della dama e scacchi (nonna-materna ha segnalato articolo in cui si favoleggia enormi miglioramenti delle capacità intellettive dei nani iniziati a tale intrattenimento e subito eccoli tutti lì a cercare di stimolare la superintelligenza del pargolo, visti i precedenti appassionati paterni), sul vasino richiede l’avvicinamento della scatola e mentre la madre è intenta a scalare la montagna di panni da stirare si cominciano a sentire rumori di pezzi di plastica che rotolano per terra, tavola che viene utilizzata come sega manuale sulle mattonelle etc. All’arrivo del padre, proprietario della scacchiera da tempi immemori, si sentono le urla belluine “chi ti ha detto di svuotare la scatola in questo modo, metti tutto in ordine sia i pezzi degli scacchi che della dama”, ed il nano risponde con la sua vocina lagnosa “ma io tono ttanco, io non ce la faccio a mettee tutto in oddine, io metto a potto gli scacchi, tu la dama”. Perle di diplomazia: peccato che il padre ci tenesse ai 25 anni di proprietà della sua scacchiera in plastica che gli ricorda altri splendori e soddisfazioni da adolescente scacchista! e che finalmente abbia deciso che TALVOLTA bisogna fargli fare tutto lo sforzo senza dimezzargli la strada da fare: “Claudio, una volta fa ridere questa battuta adesso risulta stancante! ordina tutto e sbrigati pure”.

Sì, lo confesso ed ammetto: siamo un pò malati per l’ordine…..

E poi ci sono volte e giornate in cui ti ritrovi con il morale a terra a pensare a quante volte e come, pensando di fare bene, alla fine hai sbagliato e pure di grosso e lo capisci perchè proprio lui il treenne te lo dice chiaro e diretto in faccia: lunedì di ponte ci si prepara per un pomeriggio/serata fuori Roma a casa di amici con figlio semicoetaneo del nano, lui bello pronto appena vestito pulito comincia a piagnucolare, qualcosa che ha cominciato a fare da poco, come un animale ferito, e poi fa “mamma, bbaccio” e lì con le braccia allungate verso l’alto per cercare di raggiungere l’impossibile altezza della mamma (giusto per lui impossibile!), ed alla fine alla mamma viene un’illuminazione, gli controlla pantaloni e mutandine e scopre che sono sporche. Gli faccio “Claudio, ci mettiamo altri 5 minuti sul vasino?” e lui giù proteste, pianti e lamenti, ed allora si tentano altre tattiche “va bene, come vuoi, niente vasino, quello ce lo portiamo da Antonio e basta, però ci laviamo il sederino e ci mettiamo le mutande pulite” altri strilli, alla fine estremo compromesso “ma vuoi che ti metta il pannolino invece che la mutandina?” “sì, il pannolino” “e perchè vuoi il pannolino, tesoro? non stai più fresco con la mutandina? tanto ci portiamo il vasino” “no, volo il pannolino pecchè sennò mi faccio la cacca addosso” con un’aria di sconforto, colpa e vergogna che ancora mi fa stringere il cuore al solo pensiero. La suddetta mamma sono 3 giorni che si fa il lavaggio del cervello ed il mea culpa per aver ridotto il proprio pargolo in quelle condizioni: il tentativo di fargli superare il suo peggiore strascico dalla malformazione congenita, cioè l’incapacità di trattenersi ed il ritardo e incompletezza nel suo meccanismo intestinale, ha invece creato un bambino insicuro di sè, prima ancora che coetanei lo potessero prendere in giro per i suoi pantaloni sporchi (mi viene, però, il dubbio che abbia contribuito anche una giornata di asilo senza la SUA maestra, in cui sono stata chiamata per “diarrea” che in realtà consisteva solo nelle sue consuete giornaliere perdite ed in cui alla fine è stato riportato a casa senza completare la giornata solita di asilo con i compagni e da cui è rientrato con un fortissima balbuzie ed incapacità di pronunciare determinate parole e lettere). Tale sua risposta ci indica che comunque sta diventando un bambino consapevole ed in preparazione della materna, una volta trascorsa l’estate e visto il suo andamento giornaliero sul lungo periodo, sto già preparandomi a “creargli” delle mutande apposite che gli diano la tranquillità di rimanere pulito, e che sappiano assorbire le sue perdite tanto odiate ed odiose. Alla materna come reagiranno i nuovi compagni, anche più grandi al “suo problema” se e quando si verificherà? le maestre sapranno affrontare la cosa e non farlo sentire “diverso” e menomato rispetto agli altri? intanto, il mio scopo di madre è quello di accompagnarlo all’adozione della mutandina senza sensi di colpa, vergogne ma anche con la necessaria concentrazione anche nei momenti di gioco e divertimento, con la sicurezza e la serenità che evidentemente finora non gli ho infuso ma che è compito mio assicurargli.

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Responses

  1. Non sei tu che devi infondergli sicurezza e serenità, è lui che, crescendo e diventando sempre più maturo, le acquisterà da sè. Non sentirti in colpa tu, ok?

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  2. Ci vuole la pazienza e l’amore di una madre supportata dalla comprensione e dalla disponibilità del padre per superare certe difficoltà, nano o non nano.

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