Pubblicato da: carlas73 | 21 maggio 2009

Che razza di mamma sono??

A volte parlo con mamme di altri bimbi, amiche, conoscenti, peggio che andar di notte parenti, e si dividono quasi equamente tra quelle che ti elencano le meraviglie della maternità  e quelle che si lamentano dell’impossibilità di essere madre: “sai, vorrei lasciare il lavoro, quando hai due bambini come fai a pensare ancora al lavoro: è così bello goderseli e crescerli” oppure “sai, con lui non riesco proprio a fare nulla, è un bambino/a impossibile, non sta mai fermo un attimo”. Mi fermo lì e penso ed oscillo tra me e me: si, certo, pensare di ricominciare le otto ore lavorative mi diverrebbe pesante, ma si tratta solo di riorganizzare la mia giornata e quella del nano, lasciare il lavoro non se ne parla proprio, mi fucilerei all’istante; bambino impossibile? bhe, il nano non sta certo fermo un attimo, spesso manco ascolta quello che gli si dice e quando lo forzi ad ascoltare lo fa come fosse un favore che ti fa e sicuramente fa finta di sentire ma non “ascolta”, per poi ricominciare a dirti NO e poi fare quello che gli hai chiesto esattamente cinque secondi prima ma come se l’avesse deciso lui di sua sponte: però non è impossibile, anzi in alcune cose sembra addirittura parecchio docile (i bambini a 3 anni dormono da soli nella loro cameretta?? cioè si addormentano nel loro letto, da soli quando magari mamma e papà stanno pure di sotto a guardarsi la TV?; quanti bambini sanno mettere in ordine il “caos creativo” che realizzano quando giocano?; quanti alla fine il 95% delle volte comunque fanno ciò che gli dicono i genitori?).

E quindi finisco per chiedermi: ma io che razza di mamma sono?? Forse sono stati questi anni di vita materna un pò spezzata ed un pò sempre così sospesa su un fragile filo di incertezza che mi ha reso una mamma innaturale: per me il nano è ormai un pezzo indispensabile ed incontrovertibile di me, ma se ci fosse solamente lui nella mia vita impazzirei; non vedo l’ora di uscire il pomeriggio dall’ufficio ed andare a prenderlo all’asilo o ritrovarlo al parco o a casa a giocare con il papà o altri badanti a tempo, eppure se dovessi stare con lui sempre tutto il santo giorno probabilmente sia lui che io saremmo isterici pronti per la neuro e chissà quante volte l’avrei fiondato in giardino con il lancio del peso; com’è bella la sveglia la mattina con il nano che si arrampica dalla mia parte del letto, però che strazio la sua vocina lagnosa che chiama soprattutto quelle poche volte che succede nel mezzo della notte; che bello trascorrere i fine settimana in sua compagnia e fargli fare nuove esperienze, ma sopravvivo tranquillamente se lo lascio a dormire dai nonni, che sia per una notte di teatro o cinema o per un weekend di viaggio con il marito. Certo, spesso mi ritrovo lì con la mente a pensare a lui a quello che fa e non fa, soprattutto come l’autunno scorso che è stato di fuoco per i suoi continui ricoveri e noi siamo andati ugualmente per un fine settimana fuori, anche se quella volta veramente con l’ansia, infatti tornati la mattina dopo ci siamo fiondati al Pronto Soccorso a ricoverare il nano e poi farlo nuovamente operare quella settimana stessa. Ma addirittura sentirmi in colpa come fanno certe mamme per essere uscite una sera: che poi sono magari quelle stesse che vedi sempre perfettissime con i capelli in piega e le unghie ben smaltate, e magari uscite lì per lì da una seduta di ceretta o di altro trattamento estetico. Non so, mi sembra di vedere in certe mamme una contraddizione diversa dalla mia (non che io non ne abbia di contraddizioni e non ne viva): non si può lasciare il frugoletto per due ore di svago ma chissà dove e con chi lo si lascia durante il turno di parrucchiere/estetista/palestra……

No, quest’anno mi sono dedicata a me stessa, a rimettermi in forma, a dedicarmi a quelle poche amicizie che ho, più per trascorrere una serata fuori a svagarmi davanti ad un bel film o a chiacchierare con vecchie conoscenze ad un tavolo di trattoria e per cercare di recuperare quel poco di rispetto di mè che ancora mi resta e per staccarmi da casa, che perchè non riesca a lasciare il nano una sera in balìa del padre: infatti, sono profondamente una pantofolaia e “mi fa fatica” vestirmi ed uscire di casa una volta tornata dal lavoro. Quest’anno il nano ha avuto anche il primo “trauma” grave della sua breve vita: per un’intera settimana invece di vedere mamma e papà al tavolo della colazione, andava cercando mamma per casa, quando mamma era già uscita mentre lui era ancora tra le braccia di Morfeo, e se una volta mi sono soffermata a dargli un bacio nei giorni successivi ho avuto paura di un suo risveglio ed ascoltavo solo il suo respiro da dietro la porta, preparandogli i vestiti per la giornata all’asilo. Alla fine si era abituato, ma com’è stato felice il sabato mattina quando mamma finalmente era lì a coccolarlo per svegliarlo e portarlo a fare colazione!

Ed il nano non me la fa pagare: si, mi dicono che chiede di me, di noi genitori quando non ci siamo, talvolta fa quei 5 minuti di tragedia greca quando usciamo dalla casa a cui lo affidiamo (che siano due ore come due giorni: anzi forse accetta di più l’allontanamento per due giorni, forse perchè diventa un diversivo anche per lui nel suo tran tran quotidiano), ma poi sento i resconti “è stato gioioso tutto il tempo, allegro e vivace e non la smetteva più di giocare”, e so che è lui, il mio nanerottolo buffone che riesce ad avere sempre la meglio ed a vedere il bicchiere mezzo pieno, perchè forse incosciamente sa che quando torniamo siamo sempre noi i suoi genitori, quelli che lui sentiva nel freddo ambiente degli ospedali nella sua incoscienza neonatale, e pure dopo quando un pò più grande non ha mai passato una notte da solo o anche solo mezz’ora in una camera d’ospedale, noi che siamo sempre tornati da lui per tempo e pronti ad affrontare qualsiasi suo malessere o voglia di giocare, noi che da una parte forse gli abbiamo fatto fare meno esperienze che ad altri bimbi della sua età ma che siamo sempre lì pronti a proporgli una vita intensa, varia secondo i suoi bisogni, gusti e necessità.

No, non sono certo una mamma-chioccia, ma sarò una mamma-indaffarata/menefreghista?? non lo so, ma cerco di guardarmi intorno e capire meglio che razza di mamma sono e come voglio essere, confrontandomi con le altre che incontro: sono menefreghista rispetto a quelle che li riempiono di Tachipirina ad un semplice raffreddore e forse in alcuni casi vorrei esserlo anche di più se non avessi una forma di autocensura per i precedenti del nano, sono chioccia rispetto a quelle che li lasciano razzolare in preda alle infantili prepotenze ed invece pretendo l’assoluto rispetto da parte del nano nei confronti di qualsiasi essere umano e qualsiasi oggetto di sua o differente proprietà. Alcune volte mi sento innaturale: lo guardo da lontano quando si arrampica sui giochi, lo sfido a migliorarsi quando si fa qualcosa di nuovo e sconosciuto, tento di inculcargli i primi rudimenti di lettere e numeri, cerco di seguirlo quando sceglie giochi che lo possano aiutare a crescere fisicamente ed intellettivamente cercando al contempo di insegnargli i limiti entro i quali si può muovere, non lo lascio mai da solo davanti alla tv e che siano solo rigorosamente cartoni che io ritengo “accettabili”, mi sforzo di rispondere sempre ai suoi perchè di qualunque genere e tipo essi siano anche magari in forma ironica e cerco sempre di aiutarlo a sviluppare la logica ed il ragionamento, la critica e l’autocritica, tento di inculcargli un enorme rispetto per gli altri e per le cose probabilmente più di quello necessario in modo che poi nella vita sappia darsi da solo la flessibilità necessaria, mi sforzo di vivere e fargli vivere tutti i valori che ritengo essenziali nella vita, lo assecondo nel suo spirito buffone di commediante perchè credo che la fantasia dei bambini sia la cosa più bella da osservare e studiare.

Mia sorella sostiene che io tratto il nano come fosse un adulto: forse sarà questa la mia principale caratteristica innaturale come mamma, ma in fin dei conti è così che voglio lui diventi, con i suoi tempi e le sue caratteristiche peculiari; forse le sue vicende hanno solo anticipato quel taglio del cordone ombelicale che tante mamme soffrono quando i figli crescono ed hanno stimolato il mio bisogno di farlo confrontare con un “eccesso” di normalità. Chissà come lui mi giudicherà quando sarà grande…… perchè questo è vero confronto di un genitore: far arrivare il figlio ad un’età, una coscienza e consapevolezza tale da poter giudicare razionalmente e ragionevolmente l’operato dei propri genitori e l’educazione ricevuta.

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Responses

  1. Pen, per lui faccio e farei qualunque cosa, per la sua crescita ed il suo benessere, nel rispetto della sua e della mia natura e dei valori in cui credo per cui penso che deve anche imparare a guadagnarsele certe cose. Spero di non rinfacciargli mai niente nè ora nè in futuro: sono convinta di aver fatto degli errori finora e che altri ne farò in futuro perchè non sono certo perfetta nè come persona nè come mamma. Sono convinta che per tutte le mamme "coscienziose" arriva l’età dei 25-30 anni in cui figlio o figlia che sia ci rimprovererà la nostra educazione, e non per ribellione adolescenziale: quando sarà il mio momento spero di avere la coscienza pulita per rispondere che ho fatto il meglio che potevo e sapevo per come sono io con tutti i miei difetti, e gli augurerò di fare meglio, o comunque in modo diverso, con i suoi figli.

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  2. Sei un tipo di mamma sensibile e sollecita, fai bene a non stargli sempre appiccicata addosso, un giorno ti verrebbe da rifacciarglielo e sarebbero dolori per tutti! Non sopporto le mamme che non perdono occasione per sottolineare ai figli quanto si sono "sacrificate" per loro, mi sembra una imperdonabile mancanza di delicatezza!

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  3. Questo commento da parte tua è un complimento che mi sembra troppo grande per quanto scritto: certo, poi gli sforzi non sono mai ricompensati al 100%, e gli sforzi stessi non sono mai al 100% delle nostre possibilità, visto l’annullamento di forze che credo colga tutte le mamme, anche spesso (per me vale l’ultima: subisco un obnubilamento dei sensi più spesso di quanto vorrei)!

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  4. E’ un post bellissimo, che merita una lettura più tranquilla e non post giornata in fattoria sotto il sole cocente.E’ un post che A ME sembra bellissimo perchè potrei averlo scritto io.

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