Pubblicato da: carlas73 | 16 dicembre 2008

Primo anniversario

Un anno è passato ed è ora che cominci a parlarne: devo buttare fuori quello che ho dentro, sarà dura forse anche per quelli che leggono, ma tanto la mia scrittura è poco diffusa e chi non vuole leggere cose tristi e deprimenti è meglio non prosegua.

Il 19 Novembre dell’anno scorso io ero felicemente incinta del mio secondo pargolo, l’amniocentesi aveva diagnosticato un maschietto “normale” (specifico: avevo fatto solo il cariotipo e risultava normale, visto che la malformazione del nano non era mai stata collegata ad un difetto genetico e non esiste diagnostica prenatale che possa evidenziarla) e mi accingevo abbastanza tranquilla alla morfologica. Entrata nella saletta dell’ecografia e dopo la prima visione da parte di una dottoressa già comincio a preoccuparmi: la dottoressa chiama un altro dottore e non ci dicono niente, alla fine arriva il grande clinico e rimane lì sulla mia pancia a premere a scandagliare ed approfondire sempre senza dirci nulla. Quando io comincio ad insistere di dirci cosa c’era che non andava arriva la sentenza: “agenesia totale del corpo calloso”.

A noi futuri genitori, con un passato neanche troppo lontano di lunga degenza al Bambin Gesù, è cascato il mondo addosso: eravamo anche quasi pronti ad aspettarci un nuovo Morbo di Hirshsprung, ma non quello che ci hanno prospettato. Anche perchè poi, chiunque ci forniva la sua visione della problematica: “no, signora, questi bambini sono completamente normali, poi magari da adulti a 50, 60 anni possono avere dei problemi mentali”, “si, signora, la letteratura medica dice che il 70% dei bambini con questa malformazione sono normali, ma poi nella realtà dei fatti io ho riscontrato vari problemi che vanno dall’autismo, all’epilessia ad altre malattie metaboliche e di crescita”. E nessuno mai ti può dare la certezza di come potrà essere la vita futura del bambino che porti in grembo e nessuno ti può dire se e quanto faticherà a crescere, se sarà felice di essere al mondo se sarà cosciente o meno della vita che vive, se la società ed i coetanei lo accetteranno o lo faranno soffrire e con lui faranno soffrire il fratello maggiore che in quanto tale sicuramente cercherà di proteggerlo.

In meno di due settimane abbiamo dovuto prendere una decisione che ci avrebbe cambiato tutta la vita, sia in un senso che nell’altro, e nel frattempo far fare controlli specialistici al nano con una gastroenterologa a seguito di un suo ricovero. Il grande clinico dell’ecografia ci consigliò una visita genetica, ed il genetista preposto invece fissò una nuova amniocentesi a suo modo per verificare la presenza di ulteriori malattie metaboliche senza neanche provare ad utilizzare i campioni già raccolti e depositati in un altro centro diagnostico, nel dettaglio non sappiamo bene perchè: per fortuna che il mio ginecologo intervenne e ci guidò, fornendoci informazioni e nominativi per effettuare una risonanza magnetica fetale in tempi brevissimi, che era l’unico esame che avrebbe diagnosticato con certezza l’effettiva presenza dell’agenesia e la sua consistenza. Ed ovviamente, la diagnosi fu confermata in tutta la sua pesantezza: non c’era neanche un minimo punto di contatto e collegamento tra i due emisferi del cervello del nostro piccolo. Di quei momenti ricordo solo quanto il piccolo si muovesse nella mia pancia mentre c’era quel rumore assordante dentro quel tubo in cui non ero mai stata, e poi cercavo di trattenere il respiro (immagino per farlo stare fermo), ma non ci riuscivo quanto mi chiedevano, ed infine la dottoressa che mi diceva “sa, è stato lungo perchè il bimbo non stava mai fermo: lei lo sentiva che si muoveva?”, certo che lo sentivo, immaginavo pure che fosse terrorizzato, sentisse la mia disperazione ed il mio incitamento a stare calmo che finiva tutto, ma probabilmente capiva che neanche io ci credevo alla calma che gli volevo imporre.

Il 29 Novembre, il giorno dopo aver fatto la risonanza magnetica ed aver avuto il fatidico verdetto, il ginecologo mi chiama e mi chiede se ero ancora convinta di abortire e mi dice che c’era un posto disponibile nel suo ospedale. Completiamo l’attesa della visita dalla gastroenterologa per il nano, lo riportiamo a casa e lo facciamo addormentare e poi prepariamo velocemente qualcosa da portare in ospedale ed andiamo a farmi ricoverare. Il 30 Novembre alle 9 di mattina cominciano la stimolazione: le prime 3 ore le vivo piuttosto bene, cominciano i dolori ma sono ancora sopportabili. Alle 12 seconda supposta e verso le 14 cominciano dolori lancinanti: per fortuna mio marito è rimasto tutto il tempo con me, perchè sono rimasta abbandonata nella stanza del reparto di ginecologia senza che nessuno venisse mai a vedere come stavo e quando alle 15 vengono a mettere la terza supposta ed io dico che sto male e se non possono fare niente, mi dicono di no, ed io rimango sempre lì mentre ci stanno le visite dei parenti ed io urlo e mi contorco peggio che per i dolori del parto del mio primo figlio anche perchè so che non mi porteranno la gioia di avere un altro nanerottolo da accudire. Dopo neanche un’ora non ce la faccio più e mi alzo per andare in bagno, dove verifico che ho perdite di sangue e spedisco mio marito dall’infermiera, dopo un pò finalmente arriva qualcuno e poi il medico, e capiscono che sono arrivata: mi mettono seduta su una sedia a rotelle per andare in sala parto e lì sopra mi si rompono le acque, inondando il corridoio. Sulla lettiga della sala parto mi infilano l’ago per l’ossitocina, ma non serviva perchè subito dopo con un paio di spinte esce fuori il mio piccolo.

Di quella giornata ricordo solo che quando sono cominciati i dolori non ho più sentito i movimenti del mio piccolo, non so se perchè troppo concentrata sul mio malessere o perchè lui si è rassegnato ed ha cominciato la sofferenza che l’avrebbe poi portato alla morte; ricordo il disinteresse delle infermiere ed il viavai di donne con il pancione e di parenti che si affollano alle finestre del nido; ricordo una parente in visita che mi dice “dovrebbe stare calma, rilassarsi, utilizzare la tecnica respiratoria” ed io che manco le rispondo perchè avrei voluto solo incenerirla con lo sguardo; ricordo il ginecologo di turno che una volta che è finito tutto mi dice “la signora è stata brava”; ricordo che avrei voluto chiedergli di vederlo ma ho avuto paura che mi rispondesse male; ricordo che mio marito è stato lasciato fuori dalla sala parto e mi è mancato; ricordo la faccia storta fatta dall’anestesista per il raschiamento quando si ritrova l’ago già infilato.

Infine del periodo successivo, ricordo il dolore alla schiena che è andato sempre più peggiorando da una “semplice” sciatalgia a che in meno di 10 giorni dall’aborto diventa un’ernia del disco espulsa da operare; ricordo il nano che mi cercava ma io non riuscivo a trattenere le lacrime ed allora mi allontanavo; ricordo il senso di impotenza per non riuscire a prendere in braccio il mio nano e stringerlo forte; ricordo che mi era chiaro che mio figlio si stava allontanando da me perchè non gli riuscivo a stare vicino nè fisicamente nè serenamente; ricordo il vuoto che sentivo dentro di me.

Addio mio piccoletto, il tuo fratellone sta imparando con l’aiuto della mamma a ricordarti ed a ringraziarti della protezione che ci dai ogni giorno. Non dimenticherò mai quelle 23 settimane che abbiamo vissuto insieme: sono sopravvissuta a questo primo terribile anniversario, gli altri che verranno spero siano più lievi con l’aiuto del resto della tua famiglia.

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Responses

  1. Ciao….questo post ormai e’ vecchio….ma sonoa bbastanza sicura di non apripre nessuna ferita…eprche’ tanto quella rimarra’ aperta per sempre….
    Vorrei solo…..solo evidenziare questa frase, terribile ma vera…mi ha toccato nel profondo…Anche io sono scesa in quell’inferno che ti fa decidere di ammazzare il tuo bimbo, quel fagiolino che era nella pancia, per paura, per …per….per mille motivi….
    Io non lo auguro a nessuno….Per me ormai sono passati piu’di due anni e mezzo…
    Lo so, questo mio commento non ha senso….ma neanche il dolore che e’ sempre vivo dentro di me…

    “E nessuno mai ti può dare la certezza di come potrà essere la vita futura del bambino che porti in grembo e nessuno ti può dire se e quanto faticherà a crescere, se sarà felice di essere al mondo se sarà cosciente o meno della vita che vive, se la società ed i coetanei lo accetteranno o lo faranno soffrire e con lui faranno soffrire il fratello maggiore che in quanto tale sicuramente cercherà di proteggerlo”.

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  2. Vengo qui per la prima volta.Ti mando un abbraacio.

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  3. In certi casi, sento il bisogno di credere in Dio per poterlo maledire. Questo bisogno l’ho sentito dopo aver letto il tuo post. Ma neppure questo sollievo mi è dato, perché sono ateo. Scusa, Carla. Ti sento sorella amata e il tuo dolore è il mio.

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  4. Con le lacrime agli occhi ti mando un abbraccio. Non ci sono parole.

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