Pubblicato da: carlas73 | 15 dicembre 2008

Acqua alta a Roma

In realtà, non me ne sono accorta fino a quando non ho preso la macchina e mi sono incolonnata sulla strada per l’asilo del nano, e la notizia ha stravolto la giornata di giovedì e venerdì scorsi, visto che includendo anche lo sciopero a cui avrebbero aderito le maestre dell’asilo ho deciso di rintanarmi in casa e di far fare il casalingo anche al nano.

Con tanta buona volontà si riuscirebbe a traghettare verso quasi qualsiasi luogo della capitale, ed essendo l’asilo a distanza ravvicinata, giovedì mattina ho affrontato le rapide della Bufalotta per lasciarlo nelle mani sicure delle maestre: ma sono entrata nel girone infernale degli assetati! La sezione dei grandi era ricoperta da uno strato uniforme di coprimaterassi, bacinelle di varia grandezza, scopettoni abbandonati che giacevano sul pavimento e dalle lampade a neon scendevano cascate d’acqua. Dicevano che la stessa situazione si trovava in cucina, ed in alcune parti delle altre sezioni.

Che dire: ho provato a fare la battuta “e per fortuna che quest’estate hanno impiegato tutti e tre i mesi di lavori”, ma sono stata subissata di commenti “ma scherza, ma ha visto quanta acqua c’è sulla bufalotta, e poi stanno chiudendo tutti gli asili anche quello che è nuovo”, come se a me, genitore di un bambino di 3 anni frequentante un asilo nido del Comune, me ne fregasse qualcosa se mezza Roma è sott’acqua e ci stanno i sommozzatori nelle aule di qualunque altra scuola.

Insomma, non arrivo a tanto, ma se ci stanno le cascate nell’asilo di mio figlio e questo è solo un numero nell’elenco dei 18 istituti tra asili e materne che sono in emergenza e l’Ufficio Tecnico della Circoscrizione non sa dove andare per primo, non è certo che la cosa mi rincuori, tutt’altro: quest’emergenza per una settimana di seguito di pioggia, con allagamenti che vengano dal tetto oppure da una pavimentazione con una pendenza fatta male, o peggio per lo scolo sul tetto otturato, mi significa solo che i tecnici non sono poi così tanto tecnici, che ingegneri ed architetti non sono forse molto interessati a fare il loro dovere con tutti i sacri crismi, che probabilmente i materiali impiegati sono molto scarsi e che non vengono fatte revisioni e controlli periodici sulle costruzioni pubbliche che ospitano i nostri bambini.

E poi pazienza se crolla un tetto e qualche ragazzino ci rimette la vita: “è una fatalità”, e noi ce la beviamo come al solito……

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