Pubblicato da: carlas73 | 11 dicembre 2008

Io tono gande

Dopo adeguata formazione (“io tono gande, io pendo aero, e poi il teno”), il nano ha effettuato la sua prima esperienza di viaggio con i genitori (di cui si possono avere prove tangibili nell’album “London Beat – Novembre 2008”): ecco a voi il resoconto, in parte nanesco in parte genitoriale del fine settimana lungo.

Il decollo risulta piuttosto altalenante per il sostanzioso vento, ma lui è l’unico che rimane incollato al vetro con un sorriso a 20 denti, e non si scombussola di niente, si lamenta solo di dover mettere la cintura di sicurezza quando si illumina il segnale. Il treno da Stansted poi, che dire, quale treenne non si è mai innamorato dei treni e quando li ha visti dal vivo non se ne è innamorato anche di più? anche se poi alla fine è crollato a peso morto tra le braccia della mamma, che quando ha iniziato a vedere la testa penzoloni e lui che diceva “baccio mamma”, se l’è accoccolato in grembo e dopo due minuti netti aveva un sacco di patate addosso.

“Io le gioste, io i giochi, io no la uota”, ma poi dal London Eye ha visto le barche sul fiume ed ha cominciato a valutare dove andassero e se stessero ferme o si muovessero, sulla giostra dei cavalli ci è andato per davvero, ed ha anche visto per la prima volta in vita sua i bambini sugli skateboard che facevano mezze acrobazie e si è messo a saltellare come il Tigro zompettante. La sera chiedeva “adesso andiamo a casa notta” mentre dopo cena con gli occhi semichiusi circolava per le metropolitane di Londra in preda al sonno da cambio di fuso orario.

Negli altri 3 giorni ha smesso di chiedere di tornare a casa, ha preso per campo da corsa il British Museum, si è spaventato per il T-Rex a grandezza naturale in movimento e suoni del Museo di Storia Naturale, ha affrontato stormi di piccioni, anatre più grandi di lui ed altri volatili di vario genere e tipo, scoiattoli che chiedevano elemosina di mollichine di pane, ha alzato la testa per tanti “abberi di natale” ed altri addobbi, si è fatto la foto con i vari Babbi Natale di Hyde Park, per poi sfociare nell’emozione più grande dell’ultimo giorno: un’ora in giro per cinque piani di giocattoli, con scena isterica “io volo teno” quando già ci eravamo accordati per un più sobrio Mack di Cars e poi alla minaccia che non compravamo neanche Mack siamo tornati ad “io volo Mac, io volo cammm”, per concludere con i giri di giostra sul camioncino dei pompieri.

Alla fine, stremato si è accasciato sulla spalla del padre che era in piedi in mezzo alla folla della metro di Londra: ha continuato così anche per quasi tutto il tragitto fino a Stansted, e poi ha informato tutto l’aereo di quanto aveva fatto e visto, ed ha retto tutta la serata, con annesso freezer scongelato causa mancanza della luce, fino a quando con il suo “camm” nuovo non è stramazzato dentro il lettino sotto le coperte.

Insomma, nonostante i suoi gusti non difficili, di più, è riuscito a sfamarsi per quattro giorni completi: forse per questo ha retto tanto a lungo arrivati a casa l’ultima sera quando per la pericolosità dell’articolo ci è stata confiscata scatola di formaggini (“you can squash them, so they can be considered liquid”) ed un brik di succo di frutta che erano l’unica cena che eravamo riuscita a racimolare ed immaginare per il nanetto. Nonostante i lunghi percorsi a piedi si è sostenuto chiedendo solo un pò “baccio, io baccio”; ha accettato senza traumi il “trasloco momentaneo” nel lettino con le sbarre dell’albergo; non ha subìto in alcun modo l’allontanamento temporaneo dall’asilo, nè la mancanza dei suoi cartoni, giochi ed affini; non si è neanche stravolto troppo per l’abbandono delle mutandine per tornare al pannolino.

In finale, il mio piccolo ometto è sempre molto nano, ma si comporta sempre più da grande e ad ogni esperienza che gli proponiamo riusciamo a vedere un pezzetto in più del bambino che sarà; questa credo sia la cosa più bella di essere genitore: riuscire a vedere lo schiudersi del bambino, dell’adolescente, del futuro adulto che sarà, cercare di aiutarlo in questo cambiamento, lungo questa strada che sappiamo tutti essere lunga, talvolta dolorosa e sicuramente costellata di imprevisti.

Al prossimo aereo, nano!

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