Pubblicato da: carlas73 | 3 novembre 2008

Cattolici e non

Ieri sera ho rivisto dopo parecchio tempo una mia cara amica dei tempi dell’università, con marito e piccola peste treenne. E da un suo racconto ho deciso di trarne un piccolo test.

  1. Il piccolo treenne è affetto da sordità genetica: a 2 anni, diagnosticato il problema, l’hanno fatto operare a Varese per renderlo “quasi” normale con un impianto nucleare che consente di far recepire le onde sonore direttamente dal cervello. A 3 anni, completato il periodo di logopedia e di semi ricovero, gli è stato altamente consigliato di iscriverlo alla scuola materna, poichè solo tramite i rapporti sociali con i bambini della sua età può completare il recupero della parola e dei suoni che ha già cominciato. La mamma va a presentare il caso presso due scuole del suo paese: nella prima scuola la diretttrice le risponde “ma signora, ma che vuole che faccia da noi, e poi gli altri bambini cosa dicono, etc.” ed imbastisce una serie di scuse per non accettarlo nella sua scuola; nella seconda la direttrice le risponde ” signora, abbiamo l’obbligo dell’insegnamento e dell’educazione verso tutti i bambini, magari inizialmente prendiamo un’insegnante di sostegno così che ci sia di aiuto su tutta la classe e lei comunque ci dica come ci dobbiamo comportare con il bambino, e noi lo faremo”. Secondo voi, quale delle due appartiene alla scuola privata cattolica ed è una suora? strano ma vero, il dovere dell’accoglienza, la carità cristiana per una suora forse non significano niente anche se poi ululano all’omicidio nel caso di aborto proprio per quei poveri bambini che nascendo loro non accoglierebbero, ma in una scuola pubblica ancora vale il dovere all’insegnamento per tutti: ebbene sì, solo la seconda è una laica direttrice di una scuola pubblica!
  2. Un mio parente è morto dopo scompenso cardiaco: al momento della crisi, quando già era incosciente e l’unica alternativa era intubarlo, viene chiamato il figlio medico in ospedale, il quale interroga l’anestesista della terapia sub intensiva e gli chiede “tu cosa faresti per tuo padre?” il collega risponde “lo sai, questi pazienti dopo 20-30 giorni muoiono comunque senza mai riprendersi, quindi, io mio padre non lo intuberei”. Magari non è andata esattamente in questo modo, ma così mi è stata raccontata, ed io mi domando: ma quei medici che parlavano così davanti al padre moribondo di uno dei due, sono cattolici? beh, l’anestesista non so, ma l’altro, il figlio del mio parente sì, o almeno si professa tale (stamattina ha portato alla camera mortuaria il rosario da mettere intorno alle mani del padre). E quel gesto, quella decisione di non far intubare il padre, forse a lui l’hanno chiesta perchè medico e quindi poteva scegliere in maniera più consapevole rispetto a quanto fanno spesso tanti parenti a cui viene richiesta una tale autorizzazione, e per me è stata umana, è stata cristiana anche se probabilmente i cattolici non sarebbero d’accordo, quegli stessi che vogliono la vita a tutti i costi e poi non la sanno assecondare ed affrontare con tutto ciò che comporta.

Queste riflessioni vengono naturali a me, credente praticante, ma attualmente molto polemica su tante scelte, su tante richieste fatte al popolo cattolico dai suoi “vertici”: scelte che poi però ricadono spesso solo sul singolo a cui tocca sopportare e subìre le conseguenze di queste scelte. A me che, vedendo la società moderna con tutte le sue contraddizioni e tutte le sue pecche e l’incapacità di accettare ed assecondare la vita a tutti i costi, ho scelto consapevolmente e coscientemente di andare contro, contro la vita, contro le regole della Chiesa, contro il falso buonismo di questa società che cerca di obbligarti alle scelte più faticose ma non ti dà nulla in cambio, non ti aiuta e non ti sorregge, anzi ti emargina e ti fa oggetto di scherno e disprezzo perchè oggi se non sei figo, bello, ricco, se non sei furbo ed allo stesso tempo mielosamente lecchino ed accondiscendente verso chi ti sta sopra, pronto a fargli le scarpe, sei un “diverso” un freak nel senso più letterale del termine: un “mostro”. Mi sembra che questi due episodi siano piuttosto rappresentativi di quello in cui viviamo e quello che critico tanto quando mi guardo intorno: sarà che io vedo sempre tutto nero…..

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