Pubblicato da: carlas73 | 28 ottobre 2008

“Solo per…….”

L’altra sera seguivo la trasmissione di Fabio Fazio e tra lo stirare i vestiti di mio figlio e sgridarlo perchè metteva troppo in disordine, ho cercato di ascoltare l’intervista fatta a Raffaele Cantone e mi hanno meravigliato un paio di lampi di intuizione che nella stanchezza serale mi hanno illuminata:

  • la giovane età del personaggio, soprattutto confrontata con il ruolo e la responsabilità che questi ha dovuto affrontare in vari anni della sua carriera lavorativa;
  • la semplicità e quasi umiltà con cui affrontava il discorso relativo alla vita da “recluso” che ovviamente deve affrontare a causa dell’attività lavorativa che svolge, o meglio del modo con cui svolge la sua attività di magistrato.

Si, perchè la questione secondo me va affrontata ad un livello più basso: è rilevante il lavoro che svolgi? insomma, se sei un magistrato per forza devi rischiare la vita? Non mi pare: cioè, quanti sono i magistrati in Italia? credo tanti, e quanti sono quelli che corrono il rischio di essere uccisi? pochi, non dicono che si contano sulle dita di una mano ma sicuramente sono una percentuale molto bassa rispetto al totale, e tutti quelli che lavorano in zone “pericolose” ed a rischio vivono con la scorta? no, non credo anche se prima di tutto bisogna distinguere tra i vari rami della legge (civile, penale ed amministrativo), e certo saranno solo quelli che si occupano di penale che potrebbero avere la scorta e poi probabilmente non tutti i penalisti si occupano di problematiche di mafia, ‘ndrangheta e camorra.

E quindi? non è il lavoro che fai che lo rende pericoloso, è il modo in cui lo fai, e come diceva l’intervistato il problema maggiore è far perdere autorevolezza ai magistrati ed a tutte le persone che si occupano della delinquenza: come se denunciando il sistema economico e delinquenziale della camorra o di altra fattispecie di criminalità organizzata si facesse la cosa sbagliata. Dovremmo cambiare la mentalità, di tutti a partire dai bambini agli anziani: come la serietà, la responsabilità, la dignità di fare il proprio mestiere seguendo le regole e non tralasciando mai nulla non siano in vendita, non sono optional che se vuoi non utilizzi, è un obbligo morale che ciascuno ha nel suo piccolo, è etico e razionale e ragionevole essere seri e rispettosi nel proprio lavoro, dando l’esempio e non facendosi trascinare nel qualunquismo e nell’irrispettosità da eventuali guadagni o per facilitarsi la vita.

Se il mondo e la società riuscissero finalmente a ritrovare il proprio senso del dovere ed il senso civico del rispetto (delle cose altrui, degli altri esseri umani, della Natura, etc.) allora forse le cose sarebbero migliori per tutti, e ci sarebbe meno bisogno di scorte per pochi valorosi eroi moderni ai quali al giorno d’oggi dovremmo solo inchinare la testa in segno di riconoscenza e di ringraziamento perchè fanno ciò che pochi hanno il coraggio di fare, cioè il loro dovere, senza chiedere nulla ed aspettarsi nulla e rinunciando spesso all’aspettativa di una vita normale per sè ed i propri familiari quale dovrebbe essere lecito desiderare.

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