Pubblicato da: carlas73 | 16 settembre 2008

Un giorno

Un giorno ti svegli e ti rendi conto che il tuo corpo di donna ti sta dando segnali diversi dal solito, sta cercando di dirti qualcosa, ed allora decidi di fare il fatidico test di gravidanza, con tutta l’ansia ed apprensione di avere la notizia che tanto aspettavi, ed ecco lì in un paio di lineette che cambia il tuo futuro. Lo aspettavi, lo volevi ed ecco che in nove mesi ti trasformi in un’altra donna: cominci a parlare sempre più spesso da sola, ma ti dici che stai parlando con quel pupazzetto buffo che sta crescendo dentro di te, il tuo corpo si modifica con il passare del tempo anche se gli altri magari non lo notano tanto, diventi più felice e radiosa, più dolce e vicina al mondo che ti circonda, ti senti finalmente in sintonia.

E poi arriva il momento a cui pensavi di esserti preparata per quelle quaranta settimane: fatica, dolore, incoscienza di sè e di quanto ti sta accadendo, ma poi alla fine è lì quel mucchietto di carne ed ossa che ti guarda incuriosito da sotto in su, si muove come ha fatto dentro la tua pancia e si prepara a lottare per la sopravvivenza. E tu non sai quanto questo sia vero fino a quando non te lo ritrovi dentro un’incubatrice con fili che entrano ed escono da tutte le parti, o quando lo vedi che nonostante il peso piuma ed una brutta emorragia si riprende ed acquista colore semplicemente con una “bistecchina”, come gli altri genitori chiamano le sacche di piastrine ed emoglobina. Ti rendi conto di quanto la vita sia speciale e rara solo quando lo vedi rifiorire in pochi mesi, quando la sua pediatra e tutti i chirurghi, medici ed infermieri che lo incontrano si congratulano dicendo che per la sua patologia è un caso eccezionale per crescita, per come si è rimarginata la cicatrice che quasi non si nota, per come risponde in modo positivo e veloce ai trattamenti, per come affronta in modo sereno anche le prove più difficili. Sai che parte di tutto questo è merito tuo: delle tue cure, delle tue attenzioni, di come anche tu hai affrontato tutto con la testa alta e la passione per la vita che da lui si riflette in te, e dal fatto che niente viene prima di lui in qualsiasi momento della tua giornata; ma sai anche che parte è merito della sua natura che comunque è un universo a sè, distante e differente da quello che sei tu, anche se puoi riconoscere tue particelle infinitesime che si riflettono nella sua alterità.

Ritieni di aver passato tutto quello che era necessario per raggiungere uno stato di pseudo normalità, fino a quando non cominci a riconoscere segnali strani in quel piccolo nanetto che ti corre intorno e che oramai ti parla e ti dà sue notizie con tutte le sue incertezze e la sua incapacità di trovare le parole giuste per descriverti la situazione: capisci che c’è qualcosa che non va e fai di tutto per trovarne le cause. Ed alla fine è tutto come si ricominciasse in un girotondo infinito, e ti ritrovi a sentire nuovamente quelle stesse parole “non possiamo esserne sicuri fino a quando non apriamo”, e pensavi che certe cose fossero finite fino a quando le infermiere non ti mandano fuori dalla medicheria per un semplice prelievo che devono fare dalla giugulare poichè ormai neanche un’anestesista riesce a trovare le vene giuste per flebo e prelievi. E ricomincia il solito tormento interiore che mai nessuno potrà eliminare e che ogni singolo giorno di anormalità alimenta sempre di più: perchè tutto questo ti deve capitare e perchè tuo figlio deve soffrire così tanto, ne rimarrà segnato? ed anche se lui non ne rimarrà segnato tu cos’altro riuscirai ad affrontare, sei pronta a lottare ancora con lui e per lui, o prima o poi ti finiranno le forze ed entrerai in quel limbo di paura e rifiuto e buco nero che ti sembra solo lì ad un passo, ma che ti precluderebbe di vedere e gioire della sua crescita e di tutto quello che di buono forse e nonostante tutto la vita ti può ancora portare. Certo, non vedi vie di uscita, vedi solo un lungo tunnel nero con uno stillicidio continuo ed interminabile di sofferenze, anche se in realtà non sai se questa è l’unica strada che la vita ti sta proponendo.

Cosa devi fare? non lo so, voglio solo tornare a guardare il viso sorridente di mio figlio che gioca e che corre come uno scemo in tondo, che mi corre incontro e che poi quando si sveglia e viene sul mio letto mi salta sulla pancia come se fossi un tappetone elastico, voglio risentirlo chiamarmi “mamma, mamma, bella mamma” quando lo rimprovero, voglio vederlo sforzarsi ed impegnarsi a trovare le parole per spiegare un concetto che ha in testa ma che non riesce ad esprimere lì con gli occhi verso l’alto, lo sguardo laterale e magari la lingua tra i denti…….

Forse voglio solo svegliarmi e ritornare a quel momento in cui l’ho guardato in faccia e l’ho conosciuto per la prima volta, ma stavolta con un finale del tutto diverso e del tutto normale.

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