Pubblicato da: carlas73 | 16 luglio 2008

Cos’è la Vita?

Leggendo la lettera di Celentano mi si palesa una mia contraddizione o forse, mi domando, io non posseggo quel dono di cui parla. Eppure, mi sento cattolica (o meglio cristiana, visto quel che oggi significa cattolico, cioè appiattito sulle posizioni di una Chiesa che blatera in modo inconciliabile con le mie idee), profondamente, culturalmente, di educazione, di cuore e di pensiero, ma forse non ho avuto l’illuminazione della fede.

Credo in tutte quelle cose di cui parla il Molleggiato nella sua lettera, tutto tranne l’ultima parte: quella in cui appoggia incondizionatamente le battaglie di Ferrara, in cui si augura che aumentino le bottiglie d’acqua in piazza del Duomo, in cui si domanda se lo stato vegetativo di Eluana non significhi qualcosa e non voglia dire qualcosa al padre che, giustamente per me, sta facendo una lotta per la figlia e per sè stesso. Proprio perchè credo che ci sia qualcos’altro oltre questa vita che è solo un soffio minimale in confronto alla vera vita che ci aspetta dopo la morte, credo che sia giusto dare una fine dignitosa ed umana a questa vita per far cominciare quell’altra.

Avendo affrontato un aborto, so che i dubbi rimangono e credo succeda indipendentemente dal fatto che uno sia cattolico o ateo, ma so anche che la scelta contraria porterebbe uguali dubbi: non sappiamo e non sapremo mai se le scelte che compiamo sono dettate da altruismo o da egoismo, siano la cosa migliore per la persona al posto della quale le stiamo prendendo e non sappiamo se facendone di diverse sarebbe stato meglio o peggio.

Peggio forse, sono convinta che il libero arbitrio che ci è stato donato sia qualcosa a cui non possiamo abdicare: dobbiamo fare una scelta, ascoltare tutte le campane e poi decidere in modo libero e sincero con noi stessi, affrontare gli errori che possiamo compiere e liberamente godere di quanto di giusto facciamo nella nostra vita. Questo vuol dire responsabilità, umanità, libero arbitrio: la vita qui sulla terra non cambierà molto, e neanche quella dopo, sono ambedue soggette alle conseguenze delle nostre azioni e delle nostre decisioni, non siamo stati fatti uomini per rimanere in un limbo di indecisione ed irresponsabilità. Nè cambia molto se facciamo ciò che ci dicono altri se poi non ci crediamo: troppo comodo scaricare la nostra responsabilità su altri, anche se questi è la Chiesa (che, comunque, come tutte le comunità umane è più che perfettibile, come ci dimostra la Storia).

Sono convinta che la lotta fatta dal papà di Eluana sia una cosa giusta, perchè dimostra il vuoto legislativo del nostro diritto nazionale, e perchè comunque una decisione simile non dovrebbe essere presa “illegalmente”, cioè al di fuori del diritto e della legge: questi ambiti devono dare delle risposte serie ed adeguate, umane e laiche, alle richieste che pone sempre di più la società moderna e l’avanzamento delle conoscenze mediche. Nessuno obbliga all’eutanasia o all’aborto nessuno: è una libera scelta, ma lo deve essere sia che si rinunci a tale diritto sia che se ne usufruisca.

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