Pubblicato da: carlas73 | 28 maggio 2008

Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo……

È brutto a dirsi e rompe sempre molto, ma ci avevo pensato, forse non a lungo e forse non molto approfonditamente, ma avevo già immaginato le scene: quelle di cui stanno parlando in questi giorni i giornali, tutte! Quella della Sapienza, con Destra e Sinistra che si menano, manco fossimo ancora agli anni ’70; quella degli assalti razzisti a singole persone solo per i loro orientamenti sessuali o per la loro nazionalità, anche se magari contribuenti all’economia italiana con un lavoro lecito.

Ci avevo pensato con rabbia e con stanchezza, con delusione: la salita alla massima carica di questa città stupenda che è Roma da parte di un riconosciuto esponente della Destra ha implicitamente autorizzato tutti i fascistelli, della Roma bene e non, a farsi avanti e dare voce ai loro piccoli e limitati pensieri. Pensieri di rivalsa e di prevaricazione, pensieri di superiorità e di presunzione. E, come dice giustamente Concita de Gregorio nel suo commento, non basta che il Sindaco li dichiari “imbecilli”, perchè la cosa gli darà solo maggiore immunità per le azioni future: è vero, sono scene che si sono sempre viste a Roma, ricordo ancora lo sgomento con cui leggevo volantini sui muri delle strade intorno a Piazza Bologna quando andavo all’Università ed in cui si sfoggiavano svastiche, saluti romani e tanti altri segni nazifascisti che in realtà sono vietati dalla nostra Costituzione; ma adesso che si vuole rivalutare la figura di Almirante ed addirittura dedicare una strada al vecchio che stava con gli squadristi e menava con la stessa forza e li istigava con il suo ragionamento, tutto questo si ripeterà e continuerà con sempre maggiore virulenza e “loro” si sentiranno difesi ed approvati dai nostri amministratori.

Non ho vissuto gli anni ’70, perchè ero appena nata: ma non li voglio vivere e non accetto che dei poveri idioti ed ignoranti si sentano protetti da quelli che dovrebbero governare tutti noi per il bene comune della nostra città, ed invece sottovalutano la realtà quotidiana romana che è trasversale al ceto sociale, da una parte la noia ed il senso di superiorità, dall’altra la voglia di rivincita e di riscatto sociale.

Rivoglio il “buonismo” veltroniano!!!!

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