Pubblicato da: carlas73 | 17 giugno 2010

Megacolon congenito o Morbo di Hirschsprung Parte II: operazione

Secondo capitolo relativo alla malattia di mio figlio: l’operazione, mentre il post-operatorio lo lascio ad un ulteriore capitolo, poiché presenta molte più sfaccettature ed è comunque legato alla qualità della vita, cioè quanto forse di più interessante ed importante per chiunque passi attraverso le forche caudine del Megacolon.

I metodi operatori di cui si legge su internet sono diversi e sempre troppo scientificamente spiegati, cercherò di essere il più possibile semplice e di spiegarli così come io vedo la differenza. Le tecniche chirurgiche differiscono in base alle situazioni che possono capitare: il morbo di Hirshsprung può riguardare un tratto più o meno lungo del colon, per farmi capire meglio credo sia utile fare riferimento ad un’immagine descrittiva del colon, generalmente riguarda solo il retto ed il sigma, ma ovviamente la casistica è molto più ampia e può riguardare anche porzioni di colon più lunghe, fino ad arrivare ad interessare tutto il colon e parte dell’ileo. Dopo la mia esperienza, mi è parso di capire, in modo sempre assolutamente non scientifico, che: nei casi più semplici di Hirschsprung corto e diagnosticato tramite biopsia, l’operazione venga effettuata tramite l’ano, così come per la biopsia per suzione, il colon viene abbassato e da lì operato; nei casi di Hirschsprung lungo, cioè quando la parte di colon malata arriva fino al colon ascendente (come nel caso di mio figlio) o addirittura fino all’intestino ileo, l’operazione verrà eseguita operando dall’addome, eseguendo un taglio intorno all’ombelico verso destra. A parte la pura e semplice tecnica operatoria, si legge di tecnica Soave, Swenson etc., quello su cui bisogna essere preparati è che comunque è un’operazione lunga e molto delicata, per questo è molto importante affidarsi a chirurghi neonatali che siano molto bravi e preparati: la lunghezza dipende dal fatto che durante l’operazione verranno effettuate ricorrenti biopsie sulle parti di colon in modo da accertarsi dell’effettiva assenza delle cellule nervose, la delicatezza risiede nel fatto che la qualità della vita di un bambino in crescita dipende da quanto colon si è “salvato”, ma anche dalla capacità del chirurgo di fermarsi all’esatto millimetro di colon ormai sano nè più  nè meno, salvaguardando soprattutto l’integrità degli sfinteri anali che potranno garantire il pieno recupero della continenza fecale in periodo scolare. Come ci ha spiegato un chirurgo, se rimane mezzo centimetro di colon malato in un bambino di 2 mesi (l’età a cui mio figlio è stato operato), in questa fase non sarà importante e poco potrà influire sulla vita del bambino tra pannolini e cambi, ma quando arriva a 4 anni quel mezzo centimetro nel frattempo sarà diventato un 2-3 centimetri di organo malato che non funziona bene e che può influire sulla normale evacuazione del bambino che ormai dovrebbe procedere ad eliminare il pannolino. Quindi armatevi di santa pazienza, litrate di camomilla o caffè se non vi fa agitare più del dovuto (avete pur sempre un bambino sotto i ferri e la cosa credo non lasci impassibili neanche gli orchi) e fate anticamera nella sala d’attesa della sala operatoria prescelta per tutte le 7, 8 o più ore necessarie alla soluzione del problema di vostro figlio.

Altra possibilità chirurgica/clinica che può essere scelta nel corso dell’operazione di Megacolon è la colostomia: sostanzialmente, si tratta di portare la parte terminale del colon considerata sana all’esterno della parete addominale, in modo che il bambino possa evacuare in un sacchetto appositamente applicato alla stomia stessa. Sempre di più questa scelta viene, o meglio potrebbe essere evitata, salvo in casi particolari di età eccessivamente precoce, intestino non ancora completamente attivo e troppo indebolito da enterocoliti, etc. casistica in cui rientrava completamente mio figlio essendo stato operato a poco meno di 2 mesi, non avendo mai evacuato liberamente ed autonomamente e soprattutto uscito da non molto dalla prima brutta enterocolite (per fortuna unica) della sua vita. Da quel che ho letto in giro e dai contatti che ho avuto con altri genitori di bambini con Megacolon, mi è parso di capire che sono pochi i chirurghi e gli ospedali che si prendono l’onere e la responsabilità di operare un megacolon in età molto precoce e senza lasciare la stomia: ma sicuramente nominerei il Bambin Gesù di Roma ed il Gaslini di Genova, di cui ho più dettagliata esperienza, nonostante proprio il caso di mio figlio faccia pensare il contrario, ma ripeto lui è stato sotto molti aspetti un caso limite nella statistica del Megacolon. Anzi, dirò di più: a mio figlio la stomia l’hanno chiusa, effettuando la seconda operazione di ricanalizzazione dell’intestino a pochi mesi di distanza dalla prima, nello specifico quando lui ancora non aveva compiuto 4 mesi, mentre spesso sento parlare di ricanalizzazione dopo un anno o più di stomia, che credo sia un peccato per i genitori, visto che la cura della colostomia è una sofferenza fisica ed emotiva enorme per un genitore. Ricordo ancora come un incubo il primo cambio di placca al nano, la paura che avevamo nel fargli il bagnetto, la sofferenza nel sentirlo urlare quando quel pezzo di plastica dura e collosa doveva essere staccato dalla pelle che spesso si riduceva ad un pezzo di carne viva ed arrossata: per carità, come per tutto ci si abitua anche a quello, si sviluppano capacità a noi ignote, si riesce a compatire assieme al proprio bambino riuscendo a sopravvivere, ma è faticoso e se non ci sono particolari prescrizioni mediche e cliniche al caso specifico non capisco perché i genitori debbano essere sottoposti a quest’ulteriore sofferenza, anche perché lo anticipo già da adesso, il postoperatorio non è una passeggiata richiede metodo, pazienza, amore infinito e capacità da una parte di sensibilizzarsi per riconoscere i bisogni del bambino, più che nel caso di un bambino normale appena nato, dall’altra di creare il proprio schermo mentale ed emotivo alla sofferenza propria e del bambino in modo da non “soccombere”. Perciò, in tutta coscienza, se ritornassi indietro e se il caso di mio figlio non lo richiedesse in particolare, mi eviterei con tutto il cuore almeno l’esperienza della colostomia.


Risposte

  1. ti capisco benissimo io ho una bambina di un anno nata prematura e per un enterocolite necrotizzante ha subito un ileostomia a 20 giorni di vita e dopo 2 mesi una colonstomia poiche’ il tratto di colon danneggiato era dal trasverso fino al retto il chirurgo ha detto che dovevamo aspettare un anno per ricanalizzare perche’ l’intestino doveva crescere ma secondo me fara’ passare altro tempo la piccola pesa intorno agli 8 kili le mie difficolta’ sono la diarrea spesso si verifica e capita di cambiare anche 5 sacche al giorno una tortura per lei ma al bambin gesu’ di roma non lasciano le stomie?

    • Noi abbiamo vissuto la stomia per pochissimo tempo, ed in un bambino così piccolo ritengo sia una violenza inaudita, a meno che non sia indispensabile come trattamento medico. A mio figlio hanno chiuso la stomia a meno di 4 mesi, dopo un paio di mesi dalla prima operazione: e tutto questo al Bambin Gesù di Roma, Sant’Onofrio.

  2. carissima, solo oggi leggo il tuo blog. sono la mamma di Andrea, anche lui nato con il nostro tanto odiato morbo. Andrea è stato operato a cinque mesi al Burlo garofalo di trieste, nonostante noi si abiti in Veneto, nella provincia di Rovigo. Ha patito, abbiato patito noi mamma e papà, i nostri cari familiari hanno patito con noi e ci hanno sempre stretto un abbraccio e fortunatamente Andrea sta bene.
    sono a disposizione per ogni mamma vicina a me e della mia zona che volesse sapere qualche cosa di più della mia esperienza e vorrei essere utile a chiunque voglia informazioni, consigli ed anche teneri suggerimenti volti ad affrontare al meglio quella che definisco la peggiore situazione destabilizzante della mia vita. Dimenticavo: ora stiamo TUTTI bene!
    barbara

  3. Carissima Barbara,ti contatto poichè attualmente mi trovo nella condizione di volerne sapere di più….Mio figlio Tommaso ha tre anni e fin dallla nascita non ha mai evacuato spontaneamente.Da circa un anno ho cercato di sensibilizzare la mia pediatra affinchè mi facesse fare degli approfondimenti.E’ straziante vedere il bambino non riuscire ad andar di corpo nonostante il suo fortissimo impegno….nonostante gli si facciano microclismi o clismi….Riesce ad evacuare anche dopo 4 giorni(è arrivato a 5) e preciso che giornalmente assume una bustina e mezza di Onligol (dose massiccia per la sua età).Dopo aver escluso qualsiasi tipo di intolleranza alimentare,la chirurga pediatra che lo segue sta per fargli una biopsia retale e procedere poi olte…;il dubbio è che soffra di questo morbo di Hirschsprung.Se così gentile da delucidarmi in merito su questo da mamma ?Anche io sono veneta (Mestre).Ti ringrazio anticipatamente.Valentina

    • Ciao Valentina, come puoi leggere su molti dei miei post, la malattia di Hirshsprung implica che il colon non abbia in tutto o in una sua parte le terminazioni nervose necessarie alla peristalsi, bloccando o ritardando l’evacuazione. Di tuo figlio non dici se l’evacuazione del meconio alla nascita è stata spontanea o ritardata: il secondo caso, se oltre le 24 ore, è un chiaro indice della malattia, che sfortunatamente è poco conosciuta e definita rara, quindi potrebbe non venire immediatamente in mente ad una pediatra.
      Fammi sapere come va e quali sono le risultanze della biopsia, se vuoi: per qualsiasi altra domanda o curiosità sono a disposizione.

  4. ciao a tutti,sono la mamma di una bimba di 4 mesi affetta da questo morbo.fino ai 3 mesi non ha mai avuto problemi a parte che vomitava spesso,dopo un ricovero per questo motivo,la diagnosi è stata questa,operata d urgenza il 2 dicembre 2011 perchè rischiava grosso.le è stata effettuata una colonstomia in attesa del prossimo intervento che più o meno avverrà tra 1 anno…..io sinceramente non mi sono ancora ripresa,è stato un duro colpo…

    • Benvenuta, anche se sono sicura avresti preferito non conoscere quest’universo, come qualunque altro dei genitori di bambini affetti da Morbo di Hirshsprung.
      Mi rendo conto che in bimbi così piccoli possa essere veramente stressante un’operazione ed un percorso addirittura di un anno con la colostomia, e che qualunque cosa ti si dica in questo momento non riuscirai a vederne il lato positivo: l’unica cosa che per adesso mi sento di dirti è che l’operazione è stato un primo passo per la soluzione dei problemi di tua figlia. Non sarà tutto rose e fiori, non ti voglio illudere, ma tra qualche anno scoprirai che quello che è successo è “passato” e che voi siete più forti di prima e tra alti e bassi arriverà prima o poi un momento in cui l’ansia per la salute della piccola sarà sovrastata da altre ansie di crescita dei figli.
      Per qualsiasi consiglio o aiuto, io sono qui e cercherò di darti le migliori risposte che so.

  5. non riesco a capacitarmi di quel che è successo,sono molto arrabbiata perchè nessuno se ne mai accorto del problema sebbene tutti i sintomi c’erano.sono pure a pezzi moralmente,ho rischiato di perdere la mia bimba,aveva l ‘intestino pronto a scoppiare,grazie a dio mia mamma una mattina mi ha obbligato a portarla in pronto soccorso sempre per via del vomito….ora si sta bene,mangia cresce non piange,ma sarà dura un anno così,non perchè mi pesa cambiarle il sacchettino o che,ma quando comincerà a gattonare,a girarsi nel lettino,stare attenta come la prendo in braccio e stare attenta agli altri….ho paura a l’idea di avere un altro figlio che possa avere lo stesso problema…non so!sono disorientata!sento ora che si può operare prima,non capisco come mai lei debba aspettare così tanto.mi chiedo come mai possa esistere il fatto che i bambini debbano soffrire,non esiste per me questa cosa,non l’accetto!rivivo ogni giorno quei momenti,gli esami,le visite,sondini,flebo,gli occhietti del mio amore che mi guardano e io impotente,lo so per il momento è passato ma è dura da cancellare tutto questo….grazie per il momento,andrei avanti ore a scrivere probabilmente perchè penso che il dolore possa scivolarmi fuori cosi….be!non è così…

  6. Ciao, anche io sono la mamma di una (ormai ragazza) malata di questo morbo. A noi ci sono voluti 11anni prima che qualcuno ci ascoltasse e capisse. Anzi, grazie ad un’occlusione intestinale siamo arrivati in ambulanza all’ospedale civile di Brescia, dove dopo 11 ore di intervento i problemi e le sofferenze di nostra figlia sono finite. Il tratto di intestino malato riguardavano gli ultimi 5 cm le è stato fatto un intervento transanale, quindi niente sacchettino niente cicatrici. Il post operatorio è stato lungo e faticoso ma devo dirvi che a distanza di 5 anni nostra figlia è una magnifica sedicenne, fortificata nel carattere, spensierata allegra e con mille progetti. Si auto regola , se sente il bisogno prende le sue bustine di paxabel ma ciò succede raramente. Coraggio, tutto questo passerà e i nostri bimbi diventeranno magnifici adulti. Un abbraccio a tutti …..

    • Ciao Maria, grazie grazie mille della tua testimonianza: sentire che ci sono casi di megacolon operati che hanno un risvolto positivo, indipendentemente dalla particolarità del caso di ciascuno, dà enorme sollievo e conforto, almeno per quanto mi riguarda. Sapere che per uno short segment comunque il post operatorio è stato lungo e faticoso, mi fa mettere l’anima in pace per il futuro di mio figlio che probabilmente sarà ancora lungo per sistemarsi e “normalizzarsi” ma prima o poi succederà.


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